Progetto:

        "LE DONNE IN MOVIMENTO ... NELLA STORIA"   

                Premessa

              Il nostro progetto nasce dalla necessità di dare continuità ad un discorso  iniziato sin dalla nascita della nostra Associazione “ In Movimento… “, che ci vide proporre un video documentario in cui Dacia Maraini segnava con noi i capitoli del movimento delle donne, dalla conquista del voto agli anni settanta.

              L’ esigenza di approfondire lo studio della storia delle donne nel ‘900 prende il via dalla consapevolezza che, al di fuori della ristretta cerchia di chi ha vissuto in prima persona questa storia nel suo farsi, vi è oggi molta confusione, si moltiplicano i luoghi comuni mentre occorre, invece, guardare la vita e la storia anche da un altro e diverso punto di vista che è appunto quello delle donne: la cultura di genere di cui tanto si sente parlare, ma di cui si sa assai poco.

            Paradossalmente, dopo la feconda stagione del femminismo degli anni settanta, oggi si assiste ad una “marcia indietro” e ad una rimozione preoccupante di questa storia non solo sul piano dei diritti conquistati democraticamente, ma anche su quello del rispetto e della libertà della persona, persino con l'inasprimento della violenza sulle donne, mentre la possibilità per le donne, di accedere a ruoli paritari nella società viene loro ancora negata.

              Oggi è dunque, più che mai necessario recuperare questa storia, per una maggiore consapevolezza sullo stato attuale della condizione femminile nella società italiana dando finalmente voce anche alle nuove generazioni. Comprendere quanto per loro è davvero cambiato, e quali condizionamenti culturali persistano fino ad indurre ad un malinteso senso di parità tra i generi è questione particolarmente interessante ed attuale.

                Finalità

               Lo scopo del progetto è di far conoscere a grandi linee la storia del ‘900 femminile e le sue peculiarità anche attraverso le esperienze delle principali  protagoniste così da indurre ad una riflessione collettiva sulle conquiste conseguite dal complesso movimento che ne è scaturito, e sul cammino che ancora resta da fare per realizzare una società in armonia tra i generi.

                Destinatari

               Il progetto, rivolto a tutti, si propone di coinvolgere, con incontri specifici, in particolare le giovani generazioni con la collaborazione dei docenti delle scuole medie superiori. L’Associazione intende promuovere allo scopo un ciclo di incontri con gli studenti della città e della Provincia di Salerno così da sviluppare un confronto diretto sulla base degli spunti offerti da testi e materiali visivi all’uopo selezionati.

                Tempi, modalità e strumenti

                 Il progetto, iniziato nel 2010, proseguirà anche nell’anno in corso.

               Sono previsti ulteriori momenti di incontro e di approfondimento su molteplici tematiche di rilevante attualità culturale, sociale, economica, politica, etica. Ciò al fine di riprendere, anche nel nostro territorio, il dialogo per comprendere e condividere temi di comune interesse attraverso testimonianze dirette , fatti ed esperienze vissute, con l’ausilio di testi, documenti, mostre fotografiche, film documentari, performance teatrali e musicali.

                Ciò al fine di favorire l’avvio di nuovi percorsi individuali e collettivi con privilegiata attenzione alla formazione ed al rapporto tra generazioni.

                   In questo percorso ci avvarremo del contributo di personalità del mondo della cultura, della politica, dell’informazione e dello spettacolo di riconosciuta competenza .

                   A conclusione del progetto è prevista la pubblicazione degli Atti ed un video riassuntivo del percorso realizzato.

    

     Ha preso il via il 27 Febbraio 2010 il progetto culturale “Le Donne in movimento…nella Storia” promosso dall’Associazione “In Movimento…”

       Il progetto, ricco di contenuti, prevede un fitto calendario di appuntamenti con la partecipazione di rilevanti presenze del mondo della cultura, della politica, dell’informazione e dello spettacolo, ed intende ripercorrere la storia, le lotte e le conquiste del movimento delle donne.

      L’esigenza è nata dalla consapevolezza dei rischi di un forte arretramento, civile e culturale, della condizione femminile nel mezzogiorno e nel Paese.

      Il progetto si propone di coinvolgere in particolare le nuove generazioni e di far conoscere, per grandi linee, la storia delle donne nel ‘900 con le sue peculiarità anche attraverso le esperienze di alcune delle principali protagoniste di queste vicende. Una riflessione collettiva sulle conquiste conseguite e sul cammino che ancora resta da fare per realizzare una società in armonia tra i generi.

     Nel corso della prima iniziativa, “Sentieri nascosti: i passi delle donne”, svolta in collaborazione con l’Archivio di Stato di Salerno, è stato presentato il libro “Storie di donne senza storia” di Giuseppe D’Amico che ne ha discusso con la storica Maria Rosaria Pelizzari dell’Università degli Studi di Salerno. Nell’occasione è stata inaugurata la mostra fotografica “ Donne in Bianco e Nero…” ospitata nel Salone Bilotti fino all’8 Marzo 2010.

   Nel corso del ricco dibattito, che ha visto la partecipazione di molti studenti, insegnanti, rappresentanti istituzionali e di associazioni, sono state ricostruite storie di soggezione femminile, ma anche vicende rilevanti di riscatto delle straordinarie donne che hanno caratterizzato la storia delle terre cilentane e del Vallo di Diano in provincia di Salerno.

      Prosegue il progetto culturale “Le Donne in movimento…nella Storia” con l’iniziativa “SALTANDO IL TEMPO E LO SPAZIO… Passioni e Ragioni delle Donne dal dopo guerra ad oggi”

      La manifestazione culturale, svolta in collaborazione con l’Archivio di Stato di Salerno, ha visto protagonista Lorella Reale, autrice e regista del documentario “Futuro femminile passioni e ragioni nelle voci del femminismo dal dopoguerra ad oggi” e curatrice del volume “ Futuro Femminile 1” che raccoglie testi di giornaliste, studiose, gruppi di donne impegnate in un lavoro di mappatura, che fa da bussola tra i vari campi d’azione delle donne in Italia.

      Ad animare il dibattito, insieme all’ospite, il direttore del quotidiano “La Città” Angelo Di Marino, la regista Maria Giustina Laurenzi e la Presidente dell’Associazione “In Movimento…” Lella Marinucci. Si è trattata la complessa vicenda del pensiero e della cultura del Movimento di liberazione delle donne in Italia. Una storia, lunga e per più aspetti ancora aperta, che ha registrato una forte accelerazione nell’Italia del 1945.

      Un racconto che ha visto, protagoniste non “rimosse”, le donne, le cui invenzioni e battaglie nei più recenti anni “Settanta” hanno dato vita a nuove pratiche sociali e politiche, conquistando importanti diritti civili che hanno profondamente modificato la nostra società.

      Il progetto culturale “ Le Donne in movimento… nella storia” prosegue con l’iniziativa “ La libertà è altrove” Omaggio ad Alda Merini .

     L’incontro ha avuto come fulcro una riflessione sulla figura di ALDA MERINI ed è stato un omaggio all’artista, espressione di particolare prestigio della storia poetica e letteraria del novecento.

     In particolare, attraverso lo spettacolo, curato da Gennaro Colangelo e magistralmente interpretato dagli attori Pia Lanciotti e Nicholas Gallo con le note del violinista Luca Gaeta è stata riproposta la storia del serrato confronto tra la poetessa milanese e gli uomini della sua vita: un intreccio intenso e conflittuale che ha percorso tutti gli aspetti più pregnanti della sua storia personale e umana con i grandi drammi che l’hanno segnata.

      La particolare vocazione poetica, la malattia, la reclusione in manicomio, una strada costellata di genialità e dolore.

      L’iniziativa si è avvalsa del patrocinio morale del Comune di Salerno rappresentato, nell’occasione, dal Vice Sindaco Eva Avossa.

 

 

Con l’iniziativa “ Chi è il maestro del lupo cattivo? Vent’anni di storia della cultura della violenza sulla donna attraverso la pubblicità stradale: 1990 - 2010 ”, prosegue il progetto culturale “Le Donne in movimento…nella Storia”.

Protagonista della serata il fotografo Ico Gasparri, che nel luglio 2010 ha vinto il premio quale migliore artista italiano per le tematiche incentrate sui diritti delle donne e le discriminazioni di genere. L’artista ha dimostrato le proprie tesi attraverso l’indagine delle gigantesche immagini pubblicitarie apparse sui cartelloni stradali nel corso degli ultimi anni: un sequel, sconcertante, di foto in cui il corpo femminile, in pose ammiccanti, è puntualmente utilizzato, in maniera strumentale, per reclamizzare i più disparati oggetti.

Le foto, commentate dall’autore, hanno intercettato l’attenzione di una nutrita e qualificata platea che, a fine proiezione, si è intrattenuta ulteriormente a confrontarsi con l’ospite per avanzare suggerimenti e proposte.

Nel corso dell’animato dibattito ci si è approfonditamente soffermati sull’indagine dei modi in cui l’immagine femminile viene ordinariamente e sistematicamente lesa. Diverse le proposte per porre un freno a tali campagne pubblicitarie. Il pubblico, composto da studenti, docenti, rappresentanti istituzionali e componenti di associazioni femminili ha, tra l’altro, avanzato più suggerimenti: il boicottaggio delle aziende che commissionano tale tipo di pubblicità non comprando i loro prodotti, la manifestazione della propria contrarietà con segnalazioni, per iscritto, alle stesse aziende, alle agenzie pubblicitarie e alle redazioni dei giornali. Ciò al fine di iniziare a favorire l’avvio di un’inversione di tendenza, anche tramite l’organizzazione di seminari di sensibilizzazione nelle scuole, il coinvolgimento dei cittadini e delle Istituzioni per mezzo di una più corretta e sana informazione.

Sulla scia di questa iniziativa si è previsto un ulteriore, prossimo appuntamento, di analisi e di approfondimento.

Oltre ai qualificati contributi della serata sono pervenuti, all’indirizzo mail dell’Associazione, diversi interventi che di seguito riportiamo:

Valeriano Forte

In una totalizzante e incessante mercificazione globale, sempre più si trovano coinvolti modelli, valori, architettura, ideologie, qualità della vita.

Il lavoro del fotografo-artista Ico Gasparri: "Chi è il maestro del lupo cattivo?", mette in evidenza attraverso venti anni di scatti per le strade delle maggiori città italiane, la strumentalizzazione e mercificazione del corpo della Donna con forte connotazione sessuale da parte delle marche più svariate di prodotti.

Cartellonistica pubblica quindi, nociva per la percezione della collettività e delle giovani generazioni, pubblicità quindi subliminale, offensiva e antidemocratica, perché la nostra mente recepisce nonostante gli occhi non siano direttamente preposti.

In merito alla complessità della vicenda, con l’amaro in bocca, senza nessun tipo di pregiudizio culturale e ideologico, possiamo dire che il problema è riconducibile a tre fattori importanti: economico, storico-contemporaneo e culturale.

Economico, perché purtroppo oggi, il principale motore delle attività umane è il danaro, senza riserve, senza remore, senza dignità, ciò che una volta veniva perseguito per altri ideali ora fortemente si piega all’indifferenza volta al profitto, questo a scapito dei baluardi di valori che potevano far da garante nella fitta rete delle azioni sia pubbliche che individuali.

Storico - contemporaneo, inteso soprattutto come politica che scrive la storia contemporanea, politica che dovrebbe perseguire come fine ultimo la Democratia, nel senso più alto del termine, non quella che vogliono farci credere sia nello Stato attuale delle cose. Politica che salvaguardi l’intelligenza, invece di aprire nuove frontiere come quella mignottocratica.

In ultimo, il fattore culturale, visto che dovrebbero in primis, essere proprio gli artisti, i fotografi, i poeti, gli insegnanti, i genitori, tutti, ad esigere valori, contenitori culturali, non pattumiere, modelli, vecchi e nuovi che siano, senza nulla togliere alla leggerezza, alla libertà, ma che si ritorni con la lungimiranza del presente a riappropriarsi di modelli che in nome del progresso/regresso si è andati via via perdendo o imbastardendo.

Nell’arco degli ultimi 50 anni si sono avute conquiste importanti, ed oggi dovremmo alla luce di ciò che si è conquistato, moralmente ed eticamente difendere, più che disperdere tali valori e diritti. La prima forma di non-cultura in Italia, è proprio la non completa emancipazione della Donna, iniziando dal nostro piccolo.

Concludendo, i tre fattori sopra elencati e descritti brevemente, sono strettamente interconnessi, aggrovigliati, ma discernibili;

L’attuale scena italiana, è particolarmente caratterizzata dalla confusa contaminazione di questi, l’economico attraverso quello storico -contemporaneo, inevitabilmente nel politico, delegittimando un’anima, una morale, il politico in quello culturale, perché attraverso ciò che la politica sceglie, così una nazione produce nella sua miriade di settori, dalla ricerca all’arte, dalla cultura alla legalità, e in tutto questo purtroppo, ultimamente, produciamo ben poco. Ma il singolo cittadino e insieme tutti, dobbiamo difendere ciò che la politica soprattutto e, a seguire il mercato liberal-capitalista, cercano di imporre come normale.

Se continueremo ancora a tollerare determinati comportamenti, scelte, imposizioni subdole, senza essere lungimiranti, non faremo niente altro che accompagnare la nostra vera identità, quella umana, libera, non generalizzata, al baratro.

 

Ico Gasparri

il pensiero della serata passata con voi all'auditorium di Salerno Energia il 17 marzo è ancora vivissimo in me, anche venti giorni dopo. Ricordo perfettamente la tensione, gli sguardi e l'emozione che attraversavano la sala all'idea di poter affrontare temi che appartengono alla nostra vita ma che sono scomodi, fastidiosi, velenosi e purtroppo permeati largamente nelle coscienze di giovani e meno giovani.

Il tema dell'approccio di genere alla politica e alla vita sociale che voi avete scelto come pilastro della vostra associazione In Movimento è da me pienamente condiviso, al punto di farne la traccia del mio lavoro più lungo, Chi è il maestro del lupo cattivo?, appunto, che vi ho presentato.

La descrizione del mio lavoro avrebbe avuto bisogno di più tempo, ma, soprattutto, avrebbe avuto bisogno di molto più tempo il dibattito e lo studio nel dettaglio delle tante immagini che vi ho mostrato e che solo marginalmente abbiamo analizzato. Proprio dall'analisi approfondita dei cartelloni pubblicitari, infatti, possiamo capire quale sia lo spirito e il pensiero che li anima, che li crea e ce li propone. Le dinamiche sono complicatissime e al tempo stesso semplicissime: esse parlano tutte la lingua della discriminazione, della messa in minoranza, dell'umiliazione, dell'offesa e della violenza sulla donna, sulle donne, sul genere femminile nel suo complesso e, parallelamente, su quella parte non dominante del genere maschile, animata da un'ideologia non di sottomissione ma di pari rispetto.

Siamo pochissimi in questo quadrato maschile rispettoso ma, forse, in questo momento non potremmo essere di più. La nostra millenaria storia non ha costruito mai percorsi alternativi.

Come ebbi a dire la sera del 17 quello che invece la storia recente ci sta mostrando con toni minacciosi e preoccupanti è la auto - riduzione di molte giovani e meno giovani donne al ruolo di sottomissione, anche oggi che le tematiche della parità, del rispetto e dell'uguaglianza fra i generi circolano a cielo aperto sulle teste di tutti noi.

Forse lo sforzo da fare tutte e tutti insieme sarà proprio quello di prendere queste tematiche che passano sopra la nostra testa e mettercele bene dentro, conficcarle nelle teste delle nostre figlie ma anche dei nostri fidanzati, mariti, amici e compagni.

Insieme potremmo fare ancora un bel pezzo di cammino organizzando dei veri e propri seminari di studio in cui le esperienze di tutte vengano messe in circolazione, ma suggerisco di farlo limitatamente a questo tema della rappresentazione della "donna sociale", tema che può apparire limitato rispetto ai capitoli bollenti del lavoro, della salute, della vita nelle città, ma che condensa e racchiude fili utili a uno sguardo sicuramente più ampio.

 

Alessandra Lucia

Il fatto che i mass media ci influenzino sembra essere un’asserzione scontata. In realtà, però, fino a che punto siamo consapevoli di una tale influenza?

La risposta più appropriata sarebbe che ne siamo consapevoli in parte e in parte no e riteniamo, il più delle volte, che a subirne l’influsso siano gli altri piuttosto che noi personalmente.

Spesso le persone sottostimano l’effetto che i mass media hanno su di loro e al contempo sovrastimano quello che hanno sugli altri.

Ciò sembra dipendere dal bisogno di percepire le proprie azioni come libere da qualsiasi forma di controllo al fine di accrescere il proprio livello di autostima.

Questo induce le persone ad attuare un confronto tra sé stessi e gli altri sulla base dell’influenzabilità, in tal modo la propria capacità di resistere all’influenza mass mediatica sarà posta in risalto rispetto alla difficoltà degli altri a farlo.

Ma è proprio vero che sia così?

E’ proprio vero che la nostra capacità discriminatoria ci renda in grado di discernere tra ciò che è reale e ciò che non lo è ? Tra ciò che deve essere seguito e ciò che deve essere schivato? Tra ciò che è “giusto” e ciò che è “sbagliato”?

La rappresentazione della donna nella pubblicità accentua ed enfatizza stereotipi di genere, il che induce alla frammentazione della propria individualità per conformarsi al modello presentato ed adeguarsi ad un “ideale”.

Che cosa si intende per “ideale”?

L’ideale è un modello di riferimento che teoricamente stabilisce dei canoni che fungono da rappresentazione di ciò che deve essere perseguito.

Il problema sorge nel momento in cui l’ideale è qualcosa che proviene dall’esterno e viene introiettato in maniera coercitiva a causa dello strapotere, il più delle volte sottovalutato, dell’informazione mediatica.

Nelle pubblicità le donne vengono generalmente rappresentate come più emotive e meno potenti ed autorevoli rispetto agli uomini e vengono relegate ad un ruolo passivo in quanto l’agire ed il prendere decisioni costituiscono una prerogativa maschile. Ciò comporta non solo la discriminazione dei generi, ma anche e soprattutto l’annullamento della donna in quanto persona, ridotta a mero involucro atto a pubblicizzare ed incrementare le vendite di un ampio numero di prodotti sulla base di un’immagine.

Ma le donne sono solo questo? Una immagine? Non siamo anche fornite di una mente, di un pensiero, di una capacità critica, di una libertà intellettuale?

Spesso si utilizza il termine “morale” impropriamente, attribuendogli l’accezione semplicistica e fuorviante di “moralismo”, accostandolo ai termini “bigottismo”, “intolleranza”, “mancanza di flessibilità”.

In realtà la parola “morale” dal latino “mos”, che è l’esatto equivalente del greco “Ethos”, significa “abitudine”, “costume”, ma anche “carattere”, e designa perciò sia il lato oggettivo ( le abitudini ed i costumi) che il lato soggettivo ( il carattere) delle abituali condotte di vita individuali e sociali.

Il coinvolgimento della sfera soggettiva e dunque della dimensione individuale è un elemento da sottolineare perché è quanto spesso viene dimenticato o comunque non considerato come il momento soggettivo dell’agire come risposta ai bisogni nascenti in cui la libertà si esprime. La celebre esortazione socratica al “conosci te stesso” dovrebbe essere un esempio tangibile della necessità di assumere la verità del proprio essere umano a criterio del proprio agire!

Non quanto ci viene propinato dall’esterno, ma quanto ci viene dettato dal nostro senso interno dovrebbe guidarci!

La centralità del soggetto e la coscienza soggettiva devono essere un monito a non lasciarsi passivamente indottrinare da ciò che ci viene presentato come un modello.

Non è, del resto, la nostra individualità, il nostro essere diversi da chiunque altro, e di conseguenza unici, la nostra più grande ricchezza?

Non è forse la nostra personale capacità riflessiva a permetterci di non piegarci a ciò che ci viene proposto come fonte di precetti imprescindibile per la nostra prassi di vita?

Il progressivo abbandono del momento riflessivo come disciplina conoscitiva ha invece generato un caos generale in cui il distinguere il particolare dall’universale, il singolo dalla massa risulta essere sempre più improbabile e difficilmente attuabile.

Kant indicava come legge morale di agire in modo da trattare l’altro sempre come fine e mai come mezzo. Ma è mai possibile non trattare l’altro come mezzo se noi stessi permettiamo di essere usati come mezzo nelle mani dell’altro?

E, in questo caso, l’errore è nell’altro che persegue i suoi interessi o in noi che gli consentiamo di farlo?

La parità, l’indipendenza, il valore per cui tante grandi donne hanno lottato per noi non può essere sminuito al punto da attribuire all’altro lo sfruttamento di un’immagine, di un corpo che noi dovremmo essere in grado di gestire senza che la nostra mente e la nostra intelligenza si lascino irretire nella dialettica tra i comandi della ragione e le seduzioni dei bisogni e delle inclinazioni sensibili.

Dunque che cosa vuol dire agire come esseri morali? Significa agire come esseri liberi!

E questa libertà, che non concerne ciò che accade ma ciò che deve accadere, non va ricercata induttivamente nell’esperienza, ma va ritrovata nella sua fonte originaria, che è la ragione!!!

E l’esercizio della ragione non solo è ciò che abbiamo in potere di mettere in atto, ma è ciò che siamo in dovere di compiere per vivere da esseri liberi!

LA PERFEZIONE E’ UN LIMITE!

La nostra “unicità” è quanto di più prezioso possediamo!!!!!

 

Maddalena Robustelli

Per una donna che a livello spontaneo si era imbarcata nell’avventura di leggere la pubblicità con la “lente “ della consapevolezza, il contributo che ha offerto Ico Gasparri durante l’iniziativa “Chi ha paura del lupo cattivo”, promossa dall’associazione “In movimento …”, va nella direzione di offrire maggiori strumenti di comprensione. L’anno scorso l’Udi lanciò la campagna “Immagini amiche”, con l’obiettivo di spingere le imprese pubblicitarie a fornire all’omonimo mercato spot non stereotipati, incentrati esclusivamente su un messaggio sessista delle donne, qualsiasi fosse il prodotto da promuovere. Nel contempo, insieme ad altre associazioni femminili, si invitavano le donne a segnalare allo I.A.P. (Istituto per l’Autodisciplina Pubblicitaria) le campagne promozionali lesive della dignità delle donne, di modo che tale organismo proibisse le pubblicità che utilizzassero maldestramente le modelle, attribuendole il ruolo di puro e semplice oggetto di richiamo. Donne, tutte, con le stesse espressioni, vogliose, desiderose, ammiccanti, anche se ad essere pubblicizzata era solo una bottiglia d’acqua, dovevano allertare chi, invece, voleva una pubblicità “amica” delle donne. Questo messaggio , entrato di soppiatto nel mio approccio al problema, aveva indubbiamente un carattere sociale, che, però, si impregnava di altri risvolti, solo ad introdursi nel mondo delle imprese e delle loro richieste di promozione dei propri prodotti. Ico Gasparri mi ha offerto la chiave di lettura della cartellonistica pubblicitaria stradale, che solo chi ha lavorato sul tema da vent’anni può dare. Ad esempio, gli atteggiamenti assunti dalle modelle si sono evoluti negativamente sino ad arrivare al punto di fotografarle in pose mortuarie, quasi a dimostrare che non si sa più come sfruttare la loro immagine da vive, di modo che si preferisce immaginarle prive di vita.

Le donne che, come me, si sono imbattute nella campagna “Immagini amiche” certo hanno avuto un approccio epidermico al problema dell’uso dell’immagine femminile nella pubblicità, avranno pure cercato di sensibilizzare le altre, saranno andate finanche nelle scuole con iniziative particolari sul tema, ma, certo, non basta. Il fenomeno di costume, che è dietro il problema, deve essere risolto culturalmente, determinando dal basso una presa di coscienza, che può partire da una semplice segnalazione allo I.A.P. fino ad arrivare al boicottaggio del prodotto, la cui pubblicità utilizzi in maniera immonda la modella. Qualcosa si sta muovendo sul “fronte”, tant’è che è stato ritirato dal mercato il calendario che O. Toscani, su richiesta di un consorzio toscano di lavorazione delle pelli, aveva proposto con le fotografie di dodici pubi femminili per invitare ad acquistare pelle naturale. Così come ha smosso le coscienze l’altro spot, sempre delle stesso fotografo, denominato “No-lite”, con in quale veniva utilizzato il corpo di una modella anoressica, Isabelle Caro, morta successivamente per non essere riuscita a sostenere il peso improvviso della notorietà. Tanti altri esempi di un uso fin troppo distorto dell’immagine femminile e delle donne in pubblicità li possiamo trovare quotidianamente, l’importante è, però, comprendere il fenomeno. Andare via da questo incontro con più consapevolezza vuol dire che ognuna di noi prenderà su di sé l’impegno a infonderla pure alle altre/i, fino a consentire quel pregnante cambio di rotta, l’unico che possa portare a “rivoluzionare” il mondo pubblicitario nella direzione della valorizzazione delle donne come persone e non come semplici oggetti.

Titti Santulli

In primo luogo ringrazio sinceramente Ico Gasparri per il suo lavoro e Lella Marinucci con l’Associazione “In movimento…” per averci dato l’opportunità di partecipare ad un incontro così interessante.

Due sole riflessioni rispetto al dibattito che fin qui c’è stato e che, mi auguro, possa continuare ed allargarsi con altri incontri:

  • Non penso che ci sia un’unica forma efficace di contrasto all’utilizzo della donna nella pubblicità, alla donna-oggetto o porta-oggetto, sia perché credo, in generale, che vadano usate TUTTE le forme della democrazia, sia perché penso che non vadano scoraggiate, ma anzi valorizzate tutte le modalità di opposizione, anche quelle individuali. L’esperienza di Maddalena Robustelli è molto importante, come quella delle tante donne che nel loro lavoro, in particolare di insegnanti, nel loro vivere quotidiano, vivono e trasmettono esempi di controinformazione e di opposizione al pensiero unico.

Se non ci fosse stato questo, ma veramente si può immaginare una tale mobilitazione il 13 febbraio? Possiamo pensarla scaturita dal nulla? Ovviamente no. E’ la resistenza di anni, culturale prima ancora che politica, che è diventata lotta collettiva.

Probabilmente il nodo fondamentale è un altro ed è il nodo donne-politica di cui proverò a dire la mia successivamente.

In sintesi: boicottaggio economico e lotta per un intervento delle istituzioni e per una regolamentazione preventiva sono strumenti parziali nella loro efficacia e difficili da agire: proprio per questo credo vadano utilizzati entrambi.

  • Esprimo una preoccupazione, emotiva, prima ancora che ragionata rispetto al “dove erano le donne?”

Non mi convince il ragionamento, che pure Ico ci ha trasmesso, che l’interrogativo è posto alle donne perché con gli uomini è “battaglia persa, non ci arrivano, insomma”. Quindi, teoricamente, dovremmo inorgoglirci perché considerate quasi esseri “superiori”.

Premesso che, ovviamente, non esiste la categoria “donne” e che le donne a cui viene posto l’interrogativo, se ho ben capito, sono le donne protagoniste delle tante lotte e di importanti conquiste di libertà e democrazia, non solo per noi, ma per tutte le/i cittadini italiani.

Un patrimonio che è stato, dopo la fase che ha portato alle leggi sul divorzio e alla 194, non dico disperso, ma “anestetizzato” dalla politica (evito, per non infierire, il capitolo del referendum sulla legge 40).

Sarebbe stato diverso se alla guida dei partiti, mi riferisco a quelli della sinistra, ci fossero state donne? Se in parlamento e in tutti i luoghi di decisione politica avessimo avuto almeno il 50% di donne? Insomma, se il nostro fosse diventato un paese un po’ più democratico? Non lo so. Non lo sapremo mai, perché gli uomini hanno evitato accuratamente di provarci.

So bene che il ragionamento è più complesso, oggetto di dibattito e anche di confronto tra noi donne, che diverse erano anche le posizioni al nostro interno, ma sono anche convinta che la politica (il riferimento è, ovviamente, alla politica della sinistra in tutte le sue articolazioni), per come è organizzata e per come è diventata, ha svilito un processo di libertà e protagonismo delle donne.

Infine, vale per la manifestazione del 13 febbraio, per questo incontro e in generale.

Ma voi uomini quando vi mettete in discussione? Perché, se parliamo di “dignità” , dovreste voi pensare e gridare al mondo intero il vostro sdegno, esprimere la vostra indignazione non per la nostra immagine, ma per la vostra.

Se poi parliamo di pubblicità rivolta alle donne per piacervi, c’è sicuramente un problema di “inconsapevolezza” delle donne che non dobbiamo assolutamente tacere, ma c’è anche il vostro livello di gradimento delle donne così presentate.

E allora, questo mondo si cambia insieme, ci si trasforma insieme. Dovete fare una trasformazione più profonda della nostra? Sarebbe ora. E’dolorosa? E che credete, che per noi sia stata una passeggiata? O pensate che non abbiamo dovuto fare i conti con la nostra educazione, con i nostri affetti, con le nostre emozioni, col giudizio non certo benevolo dei benpensanti e anche dei compagni di partito? Secondo voi eravamo “naturalmente” predisposte a “rompere” in casa e fuori? No, ve lo assicuro.

Insomma, io credo che non basta avere uomini “amici” delle donne, ma uomini protagonisti di una loro trasformazione culturale, disposti a confrontarsi con l’anima e l’intelligenza con il pensiero delle donne e a trarne tutte le conseguenze, compresa quella della necessità di una cessione di potere.

Se siamo convinte che non sarà facile superare il “ventennio” berlusconiano, non solo in parlamento ma come modello complessivo e totalizzante di società, dobbiamo pensare ad una trasformazione in senso radicale del nostro paese.

Non basta quindi, secondo me, un semplice “ritorno al “bel tempo andato”, ma serve un’ idea altrettanto forte e completamente alternativa di società i cui elementi fondanti dovrebbero essere, io credo, la libertà, l’uguaglianza e la democrazia compiuta.

SPAZIODONNA - Linearosa - SALERNO

Con riferimento all'incontro del 17 marzo desideriamo testimoniare: che riteniamo corretta l'anaslisi operata dall'artista sociale-fotografo Gasparri degli anni 1990-2010; che riteniamo condivisibile la preoccupazione sull'attuale indifferenza rispetto alla disastrosa immagine della donna nella pubblicità; che è necessario perciò proseguire nell'indagine non solo per capire fino in fondo le tecniche utilizzate e poterle contrastare ma anche, a nostro avviso,per affrontare complessivamente il momento volgare culturale e politico che stiamo attraversando e che comprende la VIOLENZA sulle donne di cui la pubblicità è aspetto/testimonianza inequivocabile.

 

 

 

     

ultimo aggiornamento 12-01-21